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Tre parole per il progetto educativo dei nostri oratori


La riunione del Cerchio dei Saggi di martedì 2 marzo si è tenuta solo parzialmente in presenza, come auspicato un mese fa: alcuni degli aderenti, infatti, hanno scelto di seguirla a distanza. Dal salone dell’Oratorio San Barnaba, dunque, sono iniziati i primi passi effettivi che porteranno all’elaborazione del nostro progetto educativo.

La relazione di Emilia Flocchini, che ha partecipato all’Assemblea degli Oratori, tenuta anch’essa in modalità a distanza sabato 27 febbraio, ha aperto la riunione. Ha quindi raccontato l’esperienza nei lavori di gruppo svolti via Zoom e l’ascolto delle testimonianze trasmesse dal Salone Pio XII di via Sant’Antonio 5, sede della FOM. Ha concluso riprendendo l’appello finale dell’Arcivescovo monsignor Mario Delpini: «Se non è un cenacolo», ossia un luogo dove si è convocati dal Signore e da cui si esce per infiammare il mondo, «non è nemmeno un oratorio».

La riunione in presenza ha avuto uno stimolo fondamentale tramite l’uso di Padlet, quella lavagna virtuale su cui vengono scritti brevi appunti e collegamenti, usata soprattutto nella didattica a distanza. Nel nostro caso, don Giovanni aveva già inserito delle note per avviare la discussione, in tre fasi: il passaggio dal racconto delle esperienze, avvenuto nelle scorse riunioni, alla definizione di ciò che i membri del Cerchio ritengono essenziale per la vita dei nostri oratori; l’indicazione del bisogno di cui noi avvertiamo la mancanza; l’invito, rivolto a ragazzi e famiglie, a indicare quello che a loro manca. Questi tre punti andavano riassunti in una sola parola, alla quale si è arrivati dopo che ciascun componente del gruppo ha indicato quella che sentiva più corrispondente a ciò che aveva provato.

La prima parola è stata identificata con creatività: un termine che racchiudeva gli altri espressi dai partecipanti, perché è risultato evidente che senza creatività non sarebbe stato possibile pensare a modi nuovi per vivere l’oratorio nel pieno rispetto delle normative di sicurezza sanitaria.

La seconda, dopo un dibattito mai eccessivo, è stata coraggio: nel procedere verso il futuro, ma anche nello scavare alla ricerca di una identità e di una verità che non vanno mai perdute. «Come credenti», ha commentato don Giovanni, «non potevamo permetterci di perdere la speranza»; «Se noi crediamo, vuol dire che c’è uno Spirito all’opera anche adesso».

Quanto alla terza parola, verrà elaborata a partire da un sondaggio che coinvolgerà da una parte i ragazzi, dall’altra le famiglie. Nel primo caso, gli educatori volontari, i capi scout e gli allenatori sottoporranno le domande ai loro ragazzi, in un incontro di gruppo. Gli educatori professionali (due de L’Impronta e due appena assunti dai nostri oratori), invece, cercheranno i ragazzi che in oratorio vivevano perlopiù gli ambienti aperti (il “cortile”) e che ora, invece, stazionano in strada o nei parchi pubblici.

Il sondaggio verrà costruito nella prossima riunione del Cerchio dei Saggi, fissata al 16 marzo, in modalità a distanza.

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