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Re dell'Universo



Un titolo più ridondante è difficile immaginarlo!

La Chiesa definisce così il suo Signore nella domenica ultima dell'anno liturgico.

E a noi, cittadini e non sudditi, vengono in mente le immagini delle corti che ancora oggi sopravvivono nel mondo impregnate di formalismo, retorica ed etichetta.

Siamo sulla strada sbagliata però ad immaginare questa "tappezzeria" un po' ammuffita se vogliamo comprendere qualcosa di questa festa.

Provo allora a farvi presente un fotogramma del famoso film di Charlie Chaplin, The great Dictator del 1940, il grande dittatore, in cui il protagonista, evidentemente mascherato da Hitler, gioca con una palla su cui è impresso il mondo; per chi ama invece il cinema nostrano, cito Totò Diabolicus del 1962 quando il comico napoletano veste i panni del nostalgico gerarca Scipione.

La loro ironia sferzante verso quei dittatori in quegli anni terribili non è lontana dal pensiero che mosse il Papa di allora, l'ambrosiano Pio XI, a istituire questa festa: il mondo, messo di fronte al delirio di onnipotenza di Hitler in Germania, Mussolini in Italia, Franco in Spagna e Stalin in Russia - per citare solo i più noti - veniva invitato ad alzare lo sguardo e a contemplare il volto dell'unico vero Re dell'Universo intero. Era solo questione di tempo: quegli uomini avrebbero certo segnato la loro epoca ma poi sarebbero passati, proprio come tutti i mortali. Cristo invece tirerà le fila della Storia e, con la sua Parola, non passerá mai. Il grande Papa morì prima di vedere quel giorno ma fu lungimirante con il suo richiamo e astuto per il metodo: non pubblicò scritti, non tenne astrusi discorsi ma istituì una festa che, celebrata dal popolo, potesse impregnarlo di sapienza con la forza di una cultura contraria rispetto al sentire comune.

Oggi questa festa non perde di attualità davanti agli scenari di guerra cuciti da uomini sanguinari e assetati di potere o davanti alle pose dittatoriali di quei politici chiamati a gestire il bene pubblico invocati come provvidenziali e forti; continua a insegnare ai cristiani che il vero potere è il servizio e che la loro logica deve essere alternativa in campo politico ed economico; dá speranza a chi è oppresso; permette di sporgersi oltre il confine del tempo e a farci considerare l'Eternitá come dimensione ultima.

Cristo regna dalla Croce. Non cerca salvezza per sé ma apre al povero le porte del Paradiso. Si veste lui stesso di povertà perché anche all'ultimo degli oppressi sia data la Speranza di non essere solo ma di avere accanto a sé addirittura il suo Dio.

Siamo chiamati a convertirci a questo vangelo inedito: la Chiesa o è fra i poveri oppure tradisce il suo Re. Chiediamo al Signore oggi che la Caritas delle nostre comunità, nella giornata ad essa dedicata, ci aiuti in questo processo di continua riforma.


Don Giovanni

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