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Per ogni cosa c'è il suo momento



Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,

un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.

Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,

un tempo per demolire e un tempo per costruire.

Un tempo per piangere e un tempo per ridere,

un tempo per gemere e un tempo per ballare.

Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,

un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.

Un tempo per cercare e un tempo per perdere,

un tempo per serbare e un tempo per buttar via.

Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,

un tempo per tacere e un tempo per parlare.

Un tempo per amare e un tempo per odiare,

un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?

Ho considerato l'occupazione che Dio ha dato agli uomini, perché si occupino in essa. Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma egli ha messo la nozione dell'eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l'opera compiuta da Dio dal principio alla fine.

(Qoelet 3, 1-11)



In questi giorni un pizzico frenetici di ripresa della progettazione educativa per il nuovo anno pastorale, ho proposto alla riflessione dei volontari adulti e giovani questo passaggio molto famoso del libro di Qoelet.

La prima cosa da fare, per non sprecare la crisi del Covid, che, per dirla con il Papa, sarebbe peggio della crisi stessa, credo sia proprio mettersi in ascolto dello Spirito e comprendere, fiutandone la presenza, dove voglia condurci adesso e dunque quale sia il modo opportuno per abitare questo tempo.

Il tempo per demolire forse si è concluso o magari coesiste con quello in cui già si può mettere mano ad una ricostruzione, come per gli Ebrei dopo i 70 anni di esilio a Babilonia.

Il tempo per astenersi dagli abbracci sembra invece prolungarsi ma tornerà il momento in cui potremo stringerci di nuovo gli uni agli altri.

L’importante è sapere che per ogni cosa c’è il suo tempo che così come è iniziato anche si concluderà: abitarlo in pienezza, nel modo giusto, è un’esperienza di Grazia.

Alla domanda sul vantaggio di chi si affatica sotto il sole, quesito drammatico per chi magari per anni ha costruito il suo impegno nella nostra comunità fra i ragazzi e in questi ultimi mesi ha dovuto subire chiusure e diaspore, possiamo rispondere che il premio stesso è stato e sarà proprio quella fatica che ha saputo metterci e che ha dato un senso alla vita e che ogni seme d’amore gettato nel cuore dei giovani porterà frutto.

Ma c’è un passaggio chiave sul finire del brano: egli ha messo la nozione dell'eternità nel loro cuore. Aldilà di ogni tempo c’è un’eternità che avremmo dovuto imparare a scorgere meglio nei giorni della prova. Un desiderio di alterità, di oltre e per sempre che l’uomo può ascoltare come il mormorio di una sorgente dentro se stesso che orienta i passi e relativizza tutto.


Da questa nozione di eternità ripartiremo in oratorio nelle sue molte proposte, da quelle più alte dei cammini formativi a quelle più semplici che si consumeranno nei nostri cortili che hanno già riaperto. Vogliamo un oratorio che interpreti la nostalgia di spiritualità dei nostri ragazzi accostandola al Vangelo di Gesù e, allo stesso tempo, un oratorio che educhi alla prossimità attraverso l’aggregazione e il servizio per guarire ferite e per trasformarci in ponti che legano gli uomini di ogni luogo a partire dal nostro quartiere.

Per ogni cosa c'è il suo momento: noi vogliamo viverlo così.


Don Giovanni

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