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Per la Giornata della Vita Consacrata


Riconoscenti per le Suore di Maria Bambina presenti tra noi, preghiamo per loro

L’Arcivescovo si ispira al Vangelo della presentazione di Gesù al tempio, in un rimando alla «coppia di tortore e ai due giovani colombi» che dovevano essere offerti in sacrificio: «Secondo la legge antica, il destino della coppia di tortore e dei due giovani colombi è di essere offerti in sacrificio, ma finalmente entra nel tempio del Signore colui che è il tempio del Signore, finalmente si offre in sacrificio colui che rivela la verità del sacrificio: Dio non vuole la morte, ma dona la vita. Così la coppia di tortore e dei giovani colombi non sono offerti per morire, ma per annunciare che è finito il tempo della legge che impone i sacrifici e inizia il tempo della grazia che offre la vita nuova. Abitano, dunque, il tempio del Signore le tortore e i colombi e sono le presenze della libertà, della leggerezza, della primavera».

Evidente la simbologia: «I consacrati al Signore sono uomini e donne di preghiera come tortore che annunciano la primavera. I colombi sono giovani perché promettono un futuro, la vita consacrata segnata dall’invecchiamento di molti uomini e donne non raccontano del loro tempo come di un inverno che congela la vita, ma come di un giovane amore che sospira l’incontro con l’amato. Le persone consacrate possono immaginare di essere, nella comunità cristiana, un messaggio di libertà, di leggerezza: uomini e donne che vivono di niente, una parola di letizia, una testimonianza di gratuita dedizione. Vivono la consacrazione non come un vincolo che chiude in una gabbia, ma come una liberazione perché si sono liberati dalla preoccupazione per la loro felicità, consegnata a Dio e perciò non se ne curano più, potendo dedicarsi al servizio della gioia degli altri in libertà e leggerezza».

«La predica della coppia di tortore e dei giovani colombi – termina l’omelia – parla dunque alla Chiesa della primavera, parla della stagione dell’amore, della leggerezza e della libertà di chi ha smesso l’amor proprio e la preoccupazione per sé stesso, parla del dimorare in Dio, nella comunione con Gesù».


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