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Il perdono è come un nodo


Mi è sempre piaciuto paragonare il perdono ad un nodo che viene fatto fra due capi di una corda recisa.

La corda nella sua interezza è la nostra relazione con Dio e agli estremi ci siamo rispettivamente noi e lui; il peccato è un taglio che viene fatto unilateralmente dall'uomo che crede di realizzarsi nella sua libertà ma in autonomia; il nodo è il gesto altrettanto unilaterale ma compiuto da Dio per riallacciare la sua amicizia con noi.

E così continuamente fra tagli e nodi passa la nostra vita: alla fine la corda sarà decisamente più corta, i due capi saranno più vicini: Dio, perdonando, amandoci per i nostri sbagli e non nonostante quelli, ci avrà avvicinati di più a sé.

Il Vangelo di oggi ci parla ancora di perdono per prepararci alla quaresima ma, se settimana scorsa la prospettiva era sull'attitudine di Dio a perdonare, oggi è tutta sull'uomo che, in libertà, può decidere di aprirsi oppure no a ricevere la Misericordia: ecco la differenza fra il fariseo pieno di orgoglio e il pubblicano che, facendosi piccolo, permette a Dio di essere grande; facendosi creatura bisognosa di cura, permette a Dio di essere creatore; sapendo di essere peccatore dá a Dio la possibilità di rivelarsi Padre.

Papa Francesco nella sua prima udienza ai giornalisti che avevano seguito il Conclave, in Sala Nervi, disse, commentando la scelta del suo nuove nome da Pontefice, che sognava "una Chiesa povera e per i poveri". Una Chiesa povera significa anche smettere ogni maschera di autosufficienza e dichiararsi parte di un'umanità che ha costantemente bisogno di essere amata e perdonata, guarita nella memoria. E questo è lo snodo di solidarietà che ci rende aperti e solidali, segno profetico di pace.


Don Giovanni

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