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Dio vuole la diversità


Inizia questa domenica una corsa lungo le pagine più significative del primo testamento.

Quello Spirito che domenica scorsa ci ha portato all’altezza della Trinità e ad immergerci nella sua vita, oggi ci getta coi piedi per terra, meglio sulla terra, per chiamare la storia, storia di Salvezza, in cui protagonista è Dio che chiama l’uomo ad essere il suo principale partner.


Dio, dice la scrittura, è 'ehàd', uno. Il mondo invece si sostiene sulla potenza generatrice del numero due, sulla coppia che fabbrica la vita, trasmette discendenza. Dio è uno, la vita no.

Erri De Luca, nel suo breve e come sempre folgorante Vita di Noè. Il salvagente ci ricorda come tutta la Creazione si regga sul numero due.

Anche la prima lettura di questa domenica tratta dal Siracide accenna a questo tema: Dio crea e immediatamente diversifica

Dio vuole la diversità, ai suoi occhi è ricchezza ed è davvero ciò che si palesa nella realtà creata. Popoli, lingue, religioni, culture e prospettive: questo è il rav, il molto, parola da cui deriva l’altra più nota, rabbino, come ad indicare che il maestro della Parola è saggio nella misura in cui comprende il molto.

Lo Spirito celebrato e invocato a Pentecoste è artefice di questo miracolo: molte lingue per un unico annuncio di salvezza.

Il modo migliore per abitare il mondo consiste nel valorizzare la molteplicità e non svilirla tendendo all’uniformità. Le peggiori guerre, comprese quelle infinite della nostra contemporaneità, si sono sempre scatenate in nome di una diversità mal tollerata o in nome di una nazionalità, amalgamata dalla religione, da ricomporre e da definire superiore sempre a scapito di quella degli altri. Ecco perché la guerra è ciò che più di ogni altra cosa si oppone all’atto creatore di Dio.

Contemplare e stupirsi e tutto ricondurre questa volta sì all’Uno che è il Principio e il Fondamento della nostra vita e di tutti si prende cura, dal regno animale a quello vegetale e soprattutto dell’uomo, come richiama Gesù nella pagina di Vangelo invitandoci a buttarci fra le braccia della Provvidenza e non permettendo alla tirannia del bisogno e alla smania del consumo di avere il sopravvento. Ho sempre considerato un privilegio abitare una periferia perché nell’assetto attuale della città essa può diventare un emblema della convivenza fra gli opposti.

A Gratosoglio questo è ancora più evidente, francobollo di terra in cui abita il mondo intero, ben 32 nazionalità diverse!

Ho sempre amato l’immagine dell’arcobaleno perché testimonia la profondità del cielo in un unico arco ma tutto colorato.


Quando saremo due saremo veglia e sonno,

affonderemo nella stessa polpa

come il dente di latte e il suo secondo,

saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,

come i cieli, del giorno e della notte,

due come sono i piedi, gli occhi, i reni,

come i tempi del battito

i colpi del respiro.

Quando saremo due non avremo metà

Saremo un due che non si può dividere con niente.

Quando saremo due, nessuno sarà uno,

uno sarà l’uguale di nessuno

e l’unità consisterà nel due.

Quando saremo due

cambierà nome pure l’universo

diventerà diverso.

Da Solo andata di Erri De Luca


Don Giovanni

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