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Ida



In questi giorni un'amica di nome Ida, funzionaria di UNICEF nel campo profughi di Hadžiči in Bosnia, ci ha fatto visita per una serie di incontri e di progetti che incrociano anche il nostro oratorio.

Nel tempo libero abbiamo fatto visita alla nostra città percorrendo strade, monumenti, qualche museo ed addentrandoci in alcune chiese.

Non volevo tuttavia che si perdesse uno dei capolavori della storia dell'arte custoditi a Milano che, ahimè, troppo spesso resta sconosciuto ai più: la Pietà Rondanini di Michelangelo, custodita in una delle sale del Castello Sforzesco.

L'opera fu scolpita dal Buonarroti quando già era vecchio. Le linee che tratteggiano i corpi avvinghiati della Madre e del Figlio sono imprecise, tozze, vicine a I Prigioni dell'Accademia di Firenze, lontane anni luce da quelle della Pietà più famosa custodita in San Pietro a Roma. Tanto che, di primo acchito, sembra di essere al cospetto di un lavoro non finito.

A Ida chiedo di lasciarsi abbracciare dall'energia che il monumento irradia. È il dolore di una Madre che però resta muto come un grido soffocato. Non c'è spazio per una fierezza altera; non c'è estetica fine a se stessa ma c'è solo il peso che trascina verso terra i due corpi per la legge di gravità, uniti insieme da un unico destino, in un abbraccio.

Il sogno della ragazza di Nazareth ora che è Madre e donna, fa naufragio con l'oscena prosaicitá della morte, e di una morte così ingiusta.

Eppure è a questo traguardo che si realizza il suo sí con cui si era messa in gioco. Quel Figlio, Dio fatto uomo, rifiutato dell'umanità, si è immerso nel mistero del male per cambiarne i connotati e, per amore, trasformarlo in Bene.

La morte genera vita.

Maria questo lo coglie e lo accoglie pagando un prezzo altissimo.

In questi giorni celebriamo l'Immacolata Concezione della Vergine. Vorrei che di Maria vedessimo anche la sua strada in salita, che conoscessimo i momenti di buio che sicuramente l'hanno avvolta per sentirla sorella e, Madre, ci aiutasse a percorrere le sue stesse orme e ci facesse compagnia come Sorella anche nei nostri momenti di difficoltà sapendo che è proprio allora che i nostri sí si fanno veri e generativi di un mondo redento.

Come Ida che, con una sofferenza e una forza interiore indescrivibili, nel poco tempo che le è concesso, cerca di restituire dignità ai migranti imprigionati in Bosnia lungo la Rotta Balcanica.

Che cosa abbia provato Ida davanti alla Pietà non lo so ancora e forse mai lo saprò. Io mi auguro che si sia sentita parte dello stesso destino di Maria.


Don Giovanni

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