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Uomo e donna: il volto di Dio


Conosciamo bene questa pagina evangelica, molti sposi la scelgono per la celebrazione del loro matrimonio. E forse, avendo preso parte a qualche matrimonio, abbiamo udito pronunciate dal Celebrante proprio le parole dell'Evangelo di oggi: L'uomo non divida quello che Dio ha unito. In risposta alla provocazione dei farisei che gli chiedono se sia lecito ripudiare la propria moglie, Gesù evoca la pagina antichissima del primo libro della Bibbia che abbiamo appena ascoltato come prima lettura. La donna, ossa delle ossa e carne della carne dell'uomo non è a lui inferiore, al contrario proprio perché costruita con la stessa materia è eguale in dignità all'uomo. Il maschile e il femminile insieme sono l'immagine somigliantissima di Dio: "E Dio creò l'uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò" (Gen 1,27).

E più avanti (2,18): “Gli farò un aiuto come davanti e contro di lui”. La donna viene dal fianco dell’uomo ma non per essere al suo fianco ma davanti a lui. Un altro testo antico, appartenente alla cultura greca, descrive l'origine del maschile e del femminile come conseguenza di una divisione. La realtà umana, all'origine era una sorta di sfera che viene divisa dagli dei dando origine appunto al maschile e al femminile che da allora si cercano per ricomporre quell'unità originaria. Scrive Platone in questo antico testo che Amore è medico perché tende a ricostruire quell'unità originaria. Forse nell'espressione corrente che dice della propria donna come della 'mia metà' vi è l'eco di quell'antico testo. È inscritta nell'intenzione del Creatore la volontà che l'uomo e la donna non solo si uniscano, si appartengano ma addirittura siano una cosa sola, non più due ma una sola cosa. Dio non solo crea l'uomo e la donna ma l'uomo per la donna e la donna per l'uomo. E in questa unità consiste l'immagine somigliantissima di Dio. Anche per questo la tradizione ebraica fa divieto di raffigurare il volto di Dio: l'uomo e la donna sono questo volto, non abbiamo quindi bisogno di altre raffigurazioni. Dio si compiace di farsi conoscere attraverso l'esperienza dell'amore umano dell'uomo e della donna, chiamati ad essere una sola carne.

Possiamo così capire perché la Rivelazione ebraica e cristiana leghi la conoscenza di Dio all'esperienza dell'amore dell'uomo e della donna. Sono tra le pagine più belle dell'intera Scrittura Sacra. Anzi, un intero libro, piccolo e stupendo, il Cantico dei Cantici, è poema che canta l'amore dell'uomo e della donna. E questo poema d'amore è Parola di Dio, svela qualcosa del mistero insondabile di Dio, mistero che ci parla attraverso questa umanissima realtà dell'amore umano. E Gesù stesso non esiterà a dichiararsi 'lo sposo', colui che stringerà a sé in un vincolo d'amore l'umanità.

Anche nella seconda lettura Paolo accanto ad espressioni che possono suonare poco gradevoli per le donne - l'uomo è il capo della donna, per esempio- ha una affermazione impegnativa: l'unione dell'uomo e della donna viene detta "mistero grande in riferimento a Cristo e alla Chiesa". Forse siamo così abituati ad attribuire al cristianesimo un atteggiamento sessuofobo, carico di diffidenza per l'espressione corporea dell'amore, che ci sorprende l'affermazione che proprio nell'amore dell'uomo e della donna Dio si compiace di farsi conoscere. E questo amore è sacramento, cioè realtà umana talora opaca eppure capace di svelare il mistero di Dio. Come il pane dell'Eucaristia, così la quotidiana fedeltà dell'uomo e della donna racconta la fedeltà incondizionata di Dio per noi. Ogni volta che celebro un matrimonio dico sempre agli sposi: i vostri figli dovranno imparare a conoscere il volto di Dio prima che dalla lettura del catechismo dai vostri gesti di tenerezza.


Giuseppe Grampa


III DOMENICA DOPO PENTECOSTE Gen 2, 18-25

Ef 5, 21-33

Mc 10, 1-12


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