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Toccare Gesù


Nell'evangelo che abbiamo appena ascoltato c'è un piccolo dettaglio sul quale vorrei sostare. Il fariseo che ha invitato in casa sua Gesù, quando la donna, la prostituta, si avvicina a Gesù e compie per il suo corpo gesti di delicata premura, osserva: Se costui fosse un profeta saprebbe che razza di donna è quella che lo tocca. Ecco il dettaglio davvero stupendo: Gesù si lascia toccare, anzi più che toccare: accarezzare, baciare, rigare di lacrime, asciugare con i capelli e infine profumare da una donna poco raccomandabile. Secondo le usanze ebraiche questo contatto con una prostituta provocava uno stato di impurità, una sorta di indegnità rituale: bisognava stare alla larga, non lasciarsi nemmeno sfiorare da una donna del genere. E invece Gesù non teme questo contatto, anzi lascia che per il suo corpo la donna compia gesti quasi imbarazzanti di tenerezza. Forse anche noi riteniamo poco prudente l'atteggiamento di Gesù, sarebbe meglio da parte sua evitare questo genere di contatti, meglio stare alla larga da certa gente. Si rischia di essere sporcati dal contatto con persone considerate sudice, fuori e dentro.

Gesù, al contrario, non teme d'essere sporcato, anzi questo contatto che dovrebbe insozzarlo produce nella donna una vera e propria novità, un mutamento di vita, una conversione. Non solo Gesù non è sporcato ma la donna a contatto con la luminosa bellezza di Gesù viene rinnovata, perdonata.

Ho pensato a come è invece diverso il nostro modo di avvicinarci a Gesù. Noi vorremmo che questa donna prima di toccare il Signore cambiasse vita, desse prova d'aver lasciato il suo squallido mestiere, fosse, insomma, più presentabile. Solo a quel punto potrebbe avvicinarsi e toccare il Signore. E invece Gesù la accoglie così come è: non le domanda nulla, non pone alcuna condizione, non chiede che confessi le sue colpe, semplicemente si lascia toccare, lascia che pianga sul suo corpo, lo baci, lo profumi. Mi sembra che il nostro modo di avvicinarci a Gesù sia ben diverso. Io vorrei che la Chiesa ci aiutasse ad avvicinare Gesù così come siamo: con i nostri peccati, con le nostre situazioni irregolari, con il carico dei nostri dubbi, con la nostra faccia non sempre presentabile. Non dobbiamo aspettare di essere degni, in ordine, a posto, in regola per poter toccare Gesù. Lui si lascia toccare anche da chi sembrerebbe poco o per niente raccomandabile. Ecco io sogno una chiesa che non metta condizioni, sbarramenti sulla via dell'incontro con Gesù ma che, confidando nel bisogno che tutti abbiamo di Lui, spiani la strada, spalanchi la porta perché l'incontro avvenga.

Pagina imbarazzante ma che ci rivela come ogni essere umano, anche il rottame più malconcio ha una dignità, magari sepolta sotto un cumulo di errori, di squallore e di degrado, eppure resta una persona che Dio vuole incontrare, perché la ama e la vuole riportare a dignità. Solo un Dio che si lascia toccare può salvare. È esperienza quotidiana: si è di aiuto a chi è in difficoltà solo lasciandoci toccare, coinvolgere quasi sommergere dal disagio dell'altro: chi preoccupato della propria purezza e integrità, non si lascia neppure sfiorare resterà disperatamente solo e inutile.


Giuseppe Grampa


Penultima domenica dopo l'Epifania

Os 6,1-6

Gal 2,19-3,7

Lc 7,36-50



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