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Ho vinto il mondo


I tre testi che abbiamo ascoltato sono per ragioni diverse significativi. Il primo è all'origine di una delle vicende più fosche della vita della Chiesa. "Fermati sole" comanda Giosuè per avere tempo e luce per potersi vendicare dei nemici. Ma se nella pagina biblica sta scritto: “Fermati sole”, allora vuol dire che secondo la Bibbia il sole si muove e gira attorno alla terra che sarebbe ferma. Così si pensava allora, così pensava anche il supremo Tribunale della santa Inquisizione che infatti costringe Galileo a rinnegare le sue teorie scientifiche. Eppure proprio Galileo aveva con chiarezza indicato come bisognava leggere le Scritture sacre. Aveva scritto Galileo che la Bibbia non ci insegna come vada il cielo ma come si vada al cielo. In altri termini la Bibbia non è un manuale di scienza che descrive il cielo ma un testo che indica la strada che conduce al cielo. Non è un manuale di astrofisica ma un testo religioso che indica il buon cammino verso il cielo. Gli Inquisitori purtroppo leggevano la Scrittura Sacra come un testo ispirato in ogni sua parola e ritenevano quindi verità rivelata quelle nozioni sull'universo proprie della cultura di quel tempo e che il progresso della scienza avrebbe superato. Gli Inquisitori che condannarono Galileo erano, diremmo noi oggi, dei fondamentalisti, praticavano una lettura della bibbia che non distingueva il messaggio religioso del testo dal suo involucro culturale datato. Il secondo testo raccoglie una delle confessioni più intense dell'apostolo Paolo: Quest'uomo che non ha conosciuto Gesù eppure è stato da Lui 'afferrato' confessa nella pagina appena letta, il suo amore appassionato per Gesù. Le parole di Paolo sembrano quelle di un innamorato per la persona amata. Può sorprenderci l'intensità quasi passionale di questo amore: "Niente potrà separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù". Troppo spesso la nostra fede non conosce quelle emozioni che dovrebbero accompagnare ogni vero e intenso rapporto d' amore e così la fede smarrisce la sua forza di coinvolgimento personale per ridursi a qualche gesto devoto di una pratica religiosa smorta e priva di passione. E infine la pagina evangelica con quel grido: Io ho vinto il mondo. Parola davvero incoraggiante per i discepoli ma che purtroppo ha favorito eccessi scandalosi ogni volta che questa parola è stata usata come arma. La domenica 16 novembre 1532, il condottiero spagnolo Pizzarro, arrivato con i suoi eserciti nel Nuovo Mondo, invitò il signore locale Atahualpa a rinnegare la religione dei padri. Al suo rifiuto Pizzarro ordinò il massacro e il cappellano spiegò ad Atahualpa che se gli Spagnoli erano vincitori è perché il Signore Gesù ha vinto il mondo e i conquistadores invocarono il Dio

degli eserciti per giustificare la loro conquista. Come se l'Evangelo autorizzasse i massacri. Eppure una cattiva lettura del testo sacro può condurre a tali aberrazioni. Il miglior commento a questo grido di vittoria è invece quello dell'evangelista Giovanni nella sua prima lettera: "Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede" (5,4). La fede, solo la fede nel Signore crocifisso e risorto vince il mondo perché radica nella nostra umanità consegnata alla morte la certezza che nulla e nessuno ci potrà separare dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù


Giuseppe Grampa



VII DOPO PENTECOSTE

 

Gs 10, 6-15

Rm 8, 31b-39

Gv 16, 33-17,3




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