Il cardinal Martini trent’anni fa ai Ronchetti: «Costruite la comunità»
Come raccontato sul numero 0 de «Il Solco», il cardinal Carlo Maria Martini, al tempo arcivescovo di Milano, ha celebrato la Messa domenica 21 gennaio 1996 nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo ai Tre Ronchetti, a conclusione della visita pastorale.
In vista della festa della Madonna del Rosario in quella parrocchia, riproponiamo quest’omelia: sono trascorsi trent’anni, ma molte delle indicazioni contenute in essa restano valide per noi oggi.
Letture della I domenica del Tempo Ordinario
Isaia 8,23 - 9,3
Salmo 26 2.
Prima lettera ai Corinzi 1,10 - 13.17
Dal vangelo di Matteo 4, 12 - 23

Ci ha detto la prima lettura: «Hai moltiplicato la gioia e hai aumentato la letizia». E per me certamente è una moltiplicazione di gioia e di letizia questa nuova visita in occasione della Visita Pastorale a questa chiesa e a questa parrocchia (come è stato ricordato, ero già stato qui tre anni fa, avevo celebrato il 30° anniversario della morte di don Folci).
Ora sono di nuovo qui per salutare questa parrocchia e per salutare anzitutto il suo pastore, il parroco don Angelo dell’Opera di don Folci e insieme con lui saluto il superiore generale e ringrazio i sacerdoti di don Folci che hanno accolto l’invito della nostra diocesi a guidare la nostra parrocchia, portando in essa il loro carisma spirituale, i loro doni di grazia. Sono loro molto riconoscente per l’opera che svolgono qui e nel quartiere nel quale dovrebbe sorgere la nuova chiesa.
Vi saluto insieme con il Vicario episcopale, che vi ha già visitato a nome mio e che mi ha dato una accurata relazione della visita. Ho anche letto attentamente tutto il materiale che avete preparato per la visita pastorale, insieme con i vostri bollettini parrocchiali e posso quindi rallegrarmi di visitare una comunità in crescita. Saluto il Decano, saluto tutti quanti, voi collaboratori stretti del parroco che l’avete assistito nella preparazione di questa visita pastorale.
Ma prima di parlare ancora della vostra parrocchia voglio commentare almeno qualcuna delle letture di questa terza domenica del tempo ordinario, in particolare quella pagina evangelica che sembra parlare proprio di voi, perché si racconta che Gesù, lasciata Nazareth scese a Cafarnao, presso il mare, e là chiamò alcuni a seguirlo.
Gesù lascia Nazareth, piccolo villaggio dunque sperduto nelle colline, villaggio agricolo, e scende a Cafarnao, la città del commercio, dell’attività, la città frenetica, almeno in paragone a Nazareth. Gesù dunque non ha paura di mettersi in mezzo alle difficoltà quotidiane della gente, ad entrare in contatto con le sofferenze di tanti, ad entrare nel cuore di tante vite. Di tante famiglie.
Ed è un po’ qualcosa che richiama la storia di questa parrocchia, parrocchia antichissima, come è stato ricordato dal parroco, eretta ufficialmente in realtà parrocchiale con la figura del grande S. Carlo Borromeo e questa struttura ci ricorda con le sue linee architettoniche proprio quei secoli (‘500, ‘600). E questa, che potremmo chiamare una Nazareth, una realtà abbastanza fuori Milano, una realtà tranquilla, silenziosa, campestre, diventa poco a poco una Cafarnao, cioè una grande città, parte della grande metropoli, con grandi edifici.
Ed ecco che il Signore, pur non lasciando questa realtà più tranquilla, più antica, vuole interessarsi pienamente, a pieno titolo, anche dell’altra realtà di quella che sta crescendo: ed ecco qui la vita della vostra parrocchia. Il Signore che discende da Nazareth a Cafarnao che si occupa della popolazione che cresce, delle nuove fabbriche, delle nuove famiglie, per dare a tutte la certezza della sua presenza. Ed ecco allora qui nascere alcune riflessioni mie, alcuni consigli per la vostra parrocchia in questo importante momento di crescita.
È quasi una seconda riconversione della comunità parrocchiale. In realtà la visita pastorale è servita appunto per invitare a questo momento di crescita, di alta coscienza da parte della parrocchia e come momento di verifica dell’importanza che ogni parrocchia annette al legame di comunione profonda di fede con il proprio vescovo.
Voi avete scelto come due icone per descrivermi, nei suoi due centri di aggregazione religiosa, la vostra comunità, l’unità pastorale. Avete scelto l’icona della chiesa degli apostoli per la chiesa del quartiere Le Terrazze e l’icona dello scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie per esprimere questa Nazareth, la parrocchia antica, al cuore del quartiere silenzioso. Ed ecco allora qualche mia riflessione ed incoraggiamento per queste due realtà.
Anzitutto il quartiere Le Terrazze che in un contesto che manca di qualunque struttura aggregante trova un posto di incontro, proprio nel Punto di Incontro Religioso, che diviene luce, sale della terra, che è destinato a dare senso e sapore alla vita di tanti battezzati venuti qui da tante parti, lievito destinato a fermentare la pasta. È qui offerta in questo quartiere la possibilità di costruire quella “comunità alternativa” di cui io parlavo nella mia lettera pastorale, il cui esempio storico ed ideale è appunto la chiesa degli apostoli.
Vi invito dunque a fare con coraggio questo cammino nell’attesa di costruire una chiesa edificio. So che si sta procedendo con decisione in questo senso: ci domandiamo se, essendo quest’anno l’anno della beatificazione del Cardinale Ildefonso Schuster, potremmo forse dedicarla al nuovo Beato.
In ogni caso in attesa di questo edificio, che spero verrà presto, è importante costruire la chiesa fatta di pietre vive che sono tutti i cristiani che si impegnano alia ricerca di Dio. Eppure. nonostante le difficoltà che incontrate e che conosco, è data a voi la possibilità di costruire questa chiesa viva secondo le indicazioni del nostro Sinodo.
Leggendo il progetto pastorale, ho avuto conferma di questo buon inizio ben aderente alla vostra situazione storica e vi ringrazio: ringrazio tutti coloro che si sono fatti avanti per essere pietre vive di questa comunità.
Venendo invece alla comunità dei SS. Pietro e Paolo qui ai Tre Ronchetti: l’icona dello Scriba che mi avete presentato è adatta a questa comunità, che ha antiche tradizioni religiose e popolane, con i suoi 428 anni di vita parrocchiale e molti più secoli ancora di vita religiosa. È importante comporre queste tradizioni con le nuove esigenze di una fede che sia crescita personale, illuminata, convinta e testimoniante; per questo vi gioverà molto l’unità pastorale con la comunità delle Terrazze in un reciproco scambio di doni.
Voglio qui ringraziare cordialmente tutti per quanto state facendo per questa nuova comunità pastorale e voglio anche complimentarmi con il parroco e con tutti voi per l’esempio di comunione fraterna che i due nuclei della comunità vivono fra loro. A voi dunque il compito di custodire il buon deposito della fede per poterlo trasmettere alle nuove generazioni.
A tutte e due le comunità, a tutta l’unità pastorale, rivolgo l’invito ad essere pronti ad accogliere con serenità e coraggio le sfide della nuova evangelizzazione. Il progetto pastorale che vi siete dati e che vi accingete a rivedere, aiuti davvero la parrocchia ad individuare le urgenze, le possibilità, le priorità e gli appuntamenti con cui intende annunciare il Vangelo ad ogni condizione di vita.
Ed invito anche, come ho fatto a tutta la diocesi nell’ultima lettera pastorale, a ripartire da Dio, ripartendo dalle cose essenziali cioè dalla Parola dai Sacramenti, dalla catechesi, dalla preghiera in famiglia, mettendo, come la chiesa degli Apostoli, l’Eucaristia al centro della vita pastorale comunitaria. Come le prime comunità vivevano della contemplazione del volto di Gesù e la traducevano in azioni forti, così anche voi non stancatevi di contemplare il volto del Signore. Riscoprite sempre il primato di Dio in ogni iniziativa ed attività umana.
Costruite quindi una chiesa ministeriale, in cui ciascuno sia aiutato a vivere la propria specifica vocazione, non solo come collaboratore, cioè corresponsabile della costruzione delia comunità. Impegnatevi così con questo spirito forte a costruire anche le strutture, con le ristrutturazioni necessarie anche qui al Ronchetto, perché siano sempre più trasparenti alia priorità dell’annuncio del Vangelo.
Vorrei raccomandarvi alcune attenzioni particolari che voi avete già ben presenti e che fanno parte del cammino di questa diocesi: i ragazzi e i giovani. Formate educatori capaci di seguire individualmente i ragazzi e i giovani creando momenti di aggregazione qualificati, che traducano itinerari educativi e rispondano alle chiare domande dei ragazzi e dei giovani.
Aiutate la famiglia, come luogo unificante di tutta la pastorale, con attenzione particolare alle giovani coppie e alle famiglie in difficoltà. Promuovete la carità spirituale verso le nuove famiglie e la carità delle opere corporali con gesti di solidarietà.
Siate aperti al decanato e il decanato vi aiuti a raggiungere la comunione tra le diverse comunità parrocchiali anche la delineazione di un’azione pastorale comune che dia nuovo dinamismo alle parrocchie.
Attraverso la discesa di Gesù da Nazareth a Cafarnao è iniziata una nuova era della storia della salvezza: è iniziata la proclamazione de Vangelo! Vorrei augurarvi che la lunga storia secolare di questa parrocchia dei Tre Ronchetti, con l’apertura alla nuova unità pastorale, segni una nuova storia, una nuova epoca della vita di questa parrocchia.
Questa parrocchia che ha nutrito per secoli la fede della gente semplice che qui abitava, diventi ora capace di nutrire con una fede forte la realtà cittadina che ora avanza, così che anche la città sia piena della gloria di Dio e canti la lode del Signore.
Chiediamo al Signore in questa visita pastorale che riempia tutti voi della sua grazia; che vi dia la forza di collaborare con gioia nell’impegno comune di costruzione della comunità. Che il Signore si riveli a ciascuno di voi come Padre buono, consolatore e misericordioso.

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