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Il roveto ardente


Abitualmente la mia l'attenzione è dedicata solo dalla pagina evangelica. Ma oggi vorrei volgermi soprattutto alla prima lettura (Es 3, 1-15): la rivelazione di Dio a Mosè nel roveto che brucia e non si consuma. Questa pagina suggestiva contiene infatti la rivelazione del nome di Dio, cioè di Dio stesso. Ma notiamo anzitutto: ci si avvicina a Dio togliendosi i sandali, a piedi nudi, in una condizione precaria, incerta. Ancora oggi nelle moschee si entra togliendosi le scarpe: questo gesto di rispetto per il luogo santo ci avverte della infinita distanza che ci separa da Dio. Ma questo Dio altissimo e distante si manifesta, si fa conoscere, si presenta: "Io sono il Dio di tuo Padre, il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe". Dio si fa conoscere ma nascondendosi dietro i nomi dei suoi amici.

Certo si manifesta a noi ma solo grazie ad altri uomini che prima di noi lo hanno ascoltato e conosciuto. Se vogliamo conoscere Dio dobbiamo passare per Abramo, Isacco e Giacobbe, perché il nostro Dio è il Dio dei nostri padri. Il Dio di altri e io lo potrò conoscere solo grazie a questi altri che prima di me hanno udito la sua voce e obbedito alle sue parole. La strada maestra per conoscere Dio passa per Abramo, Isacco e Giacobbe, passa per un popolo di uomini e donne che prima di me hanno creduto. Credo grazie a coloro che hanno creduto prima di me.

È solo dentro la storia di questo popolo che io posso incontrare e conoscere Dio. Fin qui Dio non ha detto il suo nome: ha detto i nomi dei suoi amici. E infatti Mosè incalza: Come potrò presentarmi a nome tuo se non conosco il tuo nome? Dimmi il tuo nome. E la risposta è sconcertante: "Io sono colui che sono". Ma in verità non si tratta di una risposta ma piuttosto di un modo per non svelare la propria identità. Il nome di Dio rimane misterioso. Un'altra volta Mosè tornerà alla carica chiedendo non solo il nome ma di poter vedere il volto di Dio. E anche quella volta resterà deluso: Dio mostrerà al suo amico Mosè solo la sua schiena. Trovo questo duplice rifiuto da parte di Dio di svelare il suo nome e il suo volto davvero istruttivo anche per noi. Per noi persuasi che finalmente nel Figlio Gesù questo volto si mostra a noi, questo nome ci è rivelato.

Abbiamo ascoltato nell'Evangelo di oggi: "Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo". Ma questo Figlio che è immagine dell'invisibile volto di Dio è l'uomo Gesù di Nazareth. La gente dirà di Lui: Noi lo conosciamo bene, è il figlio del falegname Giuseppe. E noi ripiombiamo nuovamente nell'oscurità: il volto di Dio non solo si nasconde dietro Abramo, Isacco e Giacobbe ma questo volto di Dio è quello dell'uomo Gesù. Forse questo Dio ce lo aspettiamo solenne, imponente, esigente…e invece è mite, il suo cuore umile, si prende cura della nostra fatica offrendoci ristoro e un peso lieve e dolce per le nostre spalle. Lo conosciamo questo giogo dolce e questo peso leggero: amatevi come io vi ho amati….rispondete al male sempre e solo con la forza del bene…non abbiate paura sono con voi tutti i giorni fino alla fine del tempo. Abbiamo moltiplicato i pesi, gravato le spalle con prescrizioni e divieti, invece di ristoro minacce e castighi. Donaci Signore la gioia di portare il tuo giogo dolce, il tuo peso leggero.


Giuseppe Grampa



VI DOMENICA DOPO PENTECOSTE Es 3, 1-15

1Cor 2, 1-7

Mt 11, 27-30

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