Una vita vissuta a mani vuote

In questa solennità di “Tutti i santi” siamo chiamati a contemplare e a celebrare nella gioia il mistero della Comunione dei santi del cielo e della terra. Le letture che abbiamo ascoltato, prese tutte e tre dal Nuovo Testamento (come nel lezionario romano capita solo nel tempo pasquale), ci invitano a riscoprire la dimensione della santità nel suo autentico significato evangelico. L’intenzione della chiesa che le propone al nostro ascolto non è certo di negare che nell’Antico Testamento via sia stata una santità o autentiche figure di santi: la tradizione cristiana, del resto, ha celebrato sempre come santi figure bibliche esemplari come Abramo, Mosè o Elia. Ma la scelta sembra dettata piuttosto dalla volontà di sottolineare il fondamento e il carattere cristologico della santità cristiana. Nel regime della Nuova Alleanza è in Cristo, e solo in lui ormai, che si fonda ogni santità. Anche la santità di Dio rivelata nell’Antico Testamento – e di conseguenza quella del popolo dei chiamati – è per così dire “corretta” e assume un volto rinnovato.
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