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Prendete la vita con leggerezza



È stata una settimana funestata da fatti drammatici, lontani e prossimi a noi, anche se abbiamo imparato che, in un mondo globalizzato, la distanza è assolutamente relativa.

Anche ora che stendo queste righe, cosa che faccio soprattutto per bisogno mio, arriva da Roma l'eco di un'assurda guerriglia di strada che ha trasformato il legittimo diritto di protesta in violenza deprecabile. Ad avermi scosso è stato anche il testo della lettera firmata da dodici Paesi europei che chiedono fondi comunitari per innalzare muri e stendere filo spinato per fermare uomini, donne e bambini inermi che cercano una nuova Patria per realizzare la loro vocazione ad "essere di più", negata dal capitalismo sfrenato del nostro Occidente: in nome di un'utopia irraggiungibile, mi chiedo quando si guarderà al migrante come ad una risorsa e non ad un problema! Ma più ancora mi ha ferito profondamente la pubblicazione dell'indagine portata avanti da una commissione indipendente, finanziata coraggiosamente dai Vescovi francesi, sugli abusi nella Chiesa cattolica a danno dei minori, commessi fra il 1950 e il 2020. Il risultato è immensamente osceno: oltre 300 mila bini e ragazzi sono stati vittime in larga parte del clero.

Il Papa è intervenuto parlando di vergogna indescrivibile e auspicando che, dopo questa notte, possa sorgere una nuova alba per quella Chiesa. Ciò che trovo deprecabile e ipocrita tuttavia, e in questo mi allineo con quanto scritto da Mons.

Sequeri, è che, alla denuncia e allo sgomento, non segua una seria riflessione propositiva, una riforma del Clero, dalla formazione alle condizioni attuali di vita, una nuova "aratura", come il noto teologo auspica dalle colonne di Avvenire. I preti stanno male, non è più una questione di "alcuni", come se poi questi non fossero più figli della Chiesa: c'è una crisi di sistema che va affrontata con coraggio, in ascolto di quello Spirito che, lungo la storia millenaria della Chiesa, ha saputo sempre aprire orizzonti nuovi. In tutto questo sgomento ho sentito un inspiegabile ma forse sensato bisogno di leggerezza, di aria, di stendere le ali ma non per fuggire, quanto piuttosto per leggere in modo diverso la realtà e trovare ancora motivi per scommettere sul Vangelo, su questa generazione e sulla Chiesa, preti compresi! Mi sono venute alla mente le indimenticabili parole di Calvino sulla Leggerezza nel suo Lezioni Americane:

"Prendete la vita con leggerezza, ché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore".(...)Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio"

Ed è per questo che leggo tutti i giorni il Vangelo cercando di farlo mio. In esso trovo i parametri del Regno che sono altro rispetto alla logica del mondo, parole che riaccendono i sogni, sovvertimento dei valori che dà più importanza ai piccoli e non ai forti. Il Vangelo, visto come alleato al mio bisogno di leggerezza, condanna col sorriso il mito dello sviluppo della nostra società, inquieta il senso comune, mette la voglia non di fuggire ma di mettete mano a questo mondo, apre lo sguardo e valorizza ciò che di questo Regno già esiste e che cresce senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Perciò trovo decisamente in linea alla mia ricercata leggerezza la parabola di questa domenica, di un Padrone della vigna che, trattando alla pari tutti quelli che chiama a lavorare, indipendentemente dall'ora del giorno in cui ciò avviene, irride la rigidità del senso comune, ci libera dalla pesantezza di dividere il mondo in buoni e cattivi, primi e ultimi, giusti e sbagliati: esistono solo figli amati, fra loro fratelli, che il Padre vuole ingaggiati al suo fianco.

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