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Per ricordare Yadisha Kalumanage


Su sollecitazione di alcuni capi scout e di altri che non hanno potuto essere presenti., pubblichiamo il messaggio che don Giovanni e i 18enni in cammino con lui hanno mandato da Assisi e, a seguire, l'omelia pronunciata da don Alfredo il 30 luglio scorso, in occasione dei funerali di questo nostro ragazzo, morto il 15 luglio per le conseguenze di un incidente stradale; avrebbe compiuto quindici anni otto giorni dopo.

Che le loro parole possano continuare ad aiutarci ad affrontare questa prova.


Venerdì 30 luglio, ore 11. Siamo ad Assisi, nella chiesa di San Damiano, dopo aver riflettuto sul brano in cui Francesco insegna ai suoi cosa sia la Perfetta Letizia. Siamo li con tutti voi stretti in un abbraccio e in particolare a Samila [madre di Yadisha, ndr].

San Damiano, il luogo in cui il giovane Francesco intuisce che dovrà riparare la Casa di Cristo che è tutta in rovina.

In rovina come sono i nostri cuori, assetati di un senso che non c'è o, più umilmente, che non intravvediamo.

La Perfetta Letizia che, con gli occhi del dramma che ci ha colpito, intuisco, non sia nemmeno una lunga vita ma la conformazione a Cristo crocifisso da vivere più in fretta possibile.

Yadi è vissuto e morto da ragazzo in gamba, nel nascondimento operoso regalandoci il suo si in tante occasioni, e il suo sorriso poetico. In questo era vicino a Gesù.

Yadi è vissuto e morto da vero scout e da oratoriano.

Ed è proprio su questo che mi permetto di richiamare tutti alla preziosità di questi cammini per strappare alla banalità la vita che è un bene sempre fragile.

Da Assisi, don Giovanni e i 18enni, suoi animatori e compagni di viaggio


* * *


All’improvviso l’incidente e poi la morte di Yadisha ci ha catapultati come in un bosco fitto, con la sensazione di non sapere più orientarci e di esserci persi. Nella testa domande sempre più grandi e senza risposta, nel cuore sentimenti contrastanti, dalla rabbia al silenzio attonito: nessuna via d’uscita e un dolore sempre più grande in gola. Anche la preghiera è sembrata senza risposta.

Anch’io ho vissuto tutto questo come voi. Conoscevo bene Yadisha e gli volevo bene: ha servito all’altare come chierichetto, ha fatto con noi gli incontri per la prima Comunione e la Cresima, lo scout e anche l’animatore al centro estivo per i più piccoli, nei giorni della pandemia è stato per i ragazzi di diverse famiglie dello Sri Lanka un fratello maggiore per districarsi nei meccanismi della DAD...

Proprio per questo mi sono ribellato all’idea di una morte “per caso”. Sono convinto che le cose della vita si possono leggere come co-incidenze dettate dal caso, appunto, oppure come Dio-incidenze, cioè fatti nei quali, nella fede, è possibile cogliere una parola di Dio per noi.

Provo a raccogliere quello che nella preghiera, in ascolto della Parola, ho ascoltato in questo tremendo avvenimento.

Questa morte ha permesso a tutti noi di guardare a Yadisha in tutta la sua bellezza di ragazzo intelligente, sveglio, ubbidiente, impegnato, generoso, amico di Gesù. A lui non piacevano i complimenti e, un po’ come è successo a Davide (1Samuele 16,1-13), è arrivata l’occasione dei fari puntati su di lui, non sulle apparenze ma sul cuore. Agli amici, ai compagni, agli educatori e capi, a tutti i genitori il Signore ha mostrato le qualità di Yadisha, e di riflesso di sua mamma, tanto dolce quanto esigente con suo figlio, lavoratrice instancabile, donna forte e ricca di fede. E ci mostra anche le qualità del popolo di cui sono figli: quello dello Sri Lanka. Un popolo che conosce bene la durezza delle prove della vita ma anche la tenacia, la resistenza nella speranza. Popolo umile e laborioso, paziente e forte, portatore di un sorriso ineguagliabile, come è la presenza di tanti di loro fra noi.

Mi pare che il Signore attraverso di loro voglia dirci: guardate con attenzione, riconoscete (al di là dei difetti) i doni gli uni degli altri – anche quelli meno appariscenti – e costruite fraternità vera con tutti. È il messaggio dello scautismo ma è lo stesso del Vangelo di Gesù e questa morte ci richiama a perseguire questa meta tutti insieme con determinazione, senza perdere tempo.

E poi mi è parso evidente che a Yadisha, come al ragazzo dei cinque pani e due pesci (Giovanni 6,1-11), Gesù ha chiesto “di più”.

Che ragazzo è quello di questo episodio del Vangelo? Lui ha qualcuno che gli vuole bene e lo ha educato a cercare cose buone e belle, infatti sta seguendo Gesù, in mezzo a tanti altri vuole ascoltare le sue parole e vedere i suoi gesti. Che bravo questo ragazzo! Ma Gesù non si accontenta che siamo bravi (nel Vangelo quel ragazzo non ha nome e così possiamo metterci anche tutti noi al suo posto): Gesù chiede di più!

Certo quel giorno quel ragazzo mai più avrebbe pensato che Gesù gli chiedesse di donare i suoi cinque pani e due pesci. Sono doni che nelle mani di Gesù richiamano al suo corpo e al suo sangue sulla croce, quando ha fatto dono della sua vita per amore, per questo l’evangelista dice che “prese i pani, rese grazie, li distribuì”: sono i gesti dell’Eucaristia.

Quel sabato pomeriggio Gesù a Yadisha ha chiesto di più. Ha chiesto di dare tutto, anche la propria vita. E mi sono immaginato che nei giorni nei quali Yadisha era tra la vita e la morte, Gesù abbia avuto con lui un dialogo cuore a cuore, perché questo dono non fosse strappato con la forza ma accolto liberamente e per amore. Yadisha era pronto (è il motto scout) e ha detto sì.

Sua mamma Samila in quei giorni veniva qui in chiesa, poggiava una mano sul manto della statua della Madonna e tra le lacrime chiedeva la forza di unirsi a quel difficile sì…

Ora Yadisha per sempre sarà con noi e per noi un amico che con dolcezza e determinazione ci ricorda che possiamo costruire vera fraternità con tutti e uniti a Gesù donare “di più” per fare bella la nostra vita e quella degli altri. Non dimentichiamo: sempre pronti a donare “di più”!

Proprio per questo desiderio di donare “di più”, Samila ha deciso di impegnarsi a fare dono del suo amore di mamma aiutando qualche bambino povero del suo Paese, perché possa avere il necessario per vivere e studiare e a sua volta imparare a fare dono d’amore della sua vita. Grazie a tutti della solidarietà concreta dimostrata in questa occasione: i contributi* saranno destinati per questo intento nel ricordo di Yadisha.

don Alfredo

*Chi intendesse ancora contribuire scriva all'indirizzo qui sotto.

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