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Nella luce della risurrezione di Gesù

Aggiornamento: 1 dic 2020


Carissimi, l’annua celebrazione di Tutti i Santi e la Commemorazione di tutti i defunti ci trova in giorni di grande apprensione e dolore per il virus che sta colpendo in modo sempre più duro e diffuso anche in Milano e nel nostro quartiere.


E cresce ancor di più che nei mesi scorsi la preoccupazione per le difficoltà economiche delle famiglie, mentre si moltiplicano sui media i dati, i dibattiti, e nelle piazze le proteste (purtroppo anche insensatamente violente).

Tutto merita di essere seguito con attenzione e partecipazione, ma abbiamo bisogno di lasciarci guidare anche dalla fede e non lasciare che le celebrazioni cristiane di inizio novembre passino senza averne raccolto il messaggio.

Ci provo anche consegnandovi non riflessioni teoriche, di cui non sono capace, ma parole che ho ascoltato in occasione dei funerali dei giorni scorsi di persone defunte “per covid”.


Accanto alla bara del papà anziano i figli mi dicono che la cosa più dura da accettare è non aver potuto stargli vicino, non tenergli la mano, non accarezzarlo e persino non vederlo neanche da morto: “è morto da solo!”

Mi è tornata alla mente una piccola riflessione che il card. Martini fece nell’ultima sua visita alla Comunità monastica di Bose nel 2009:

“Si muore soli! Tuttavia, come Gesù, chi muore in Dio si sa accolto dalle braccia del Padre che, nello Spirito, colma l’abisso della distanza e fa nascere l’eterna comunione della vita. Nella luce della risurrezione di Gesù possiamo intuire qualcosa di ciò che sarà la risurrezione della carne. L’anticipazione vigilante della risurrezione finale è in ogni bellezza, in ogni letizia, in ogni profondità della gioia che raggiunge anche il corpo e le cose”.

Si muore soli! Se la vita è un susseguirsi di passaggi che nessuno può fare per te, ma che è bello realizzare insieme ad altri (la famiglia di origine, i compagni e gli amici, i vicini e i colleghi, l’amato/a, i figli e i nipoti), la morte ci pone davanti a questa condizione di solitudine in modo radicale.

Molti non sopportano tutto questo e si stordiscono in tanti modi per non pensarci, altri riempiono di occupazioni e distrazioni il proprio tempo che inesorabilmente si consuma… La fede cristiana invece ha qualcosa di davvero prezioso da offrirci in proposito: ci consegna il modo col quale Gesù ha vissuto la sua vita e anche la sua morte: chi muore in Dio si sa accolto dalle braccia del Padre.

Si vive e si muore in Dio quando si accoglie la Sua presenza d’amore nella nostra vita. Quando si riconosce e si apprezza in ogni bellezza, in ogni letizia, in ogni profondità della gioia che raggiunge anche il corpo e le cose un dono della tenerezza del Padre per ciascuno dei suoi figli.

In fondo la via che conduce all’eterna comunione della vita con Lui e in Lui di tutti noi è “semplice”: lasciamoci amare da Dio e amiamo con tutto noi stessi, sempre, diventando come Gesù un dono d’amore.

don Alfredo


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