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Ma noi ce la faremo a sollevare la testa per accorgercene?


In questa terza domenica celebriamo le profezie di Dio che si adempiono nella Storia.

In Avvento ci viene chiesto di tenere fisso il nostro sguardo sull'orizzonte ed attendere non la fine della Storia ma il suo Fine, l'incontro con Cristo, Signore dell'Universo.

Questa Speranza ci è consegnata dalla Fede che deve alimentarsi, Dio lo sa, anche di segni concreti, certamente tutti da interpretare, eppure visibili, inconfutabili se poi passati anche al vaglio della ragione, che non possono che farti esclamare che certamente Dio lì c'era ed è passato.

Non sono segni come possiamo immaginare noi eclatanti, traboccanti onnipotenza, deliranti di una gloria troppo umana.

Per scovarli devi pensarli come incidenti di percorso, imprevisti, brusche deviazioni.

È stato Ciro per Israele, re di Persia, tutt'altro che israelita di nascita e di fede: eppure Dio si è servito di lui per ricondurre dopo l'esilio il Popolo verso la Terra promessa.

Sono stati i segni sui piccoli e sui poveri che Gesù ha compiuto e ancora di più il Segno ultimo e paradossale della Croce, Parabola inedita di un Dio arreso e per scelta Piccolo, a fare la Rivoluzione; realtà così lontana dalle attese anche del Battista che non riusciva a coniugare la sua sofferenza e la presenza ormai nella storia del Messia.

E questo mi fa pensare ad una poesia di Montale, la Storia.

Eccola in un passaggio:


"La storia non è poi la devastante ruspa che si dice. Lascia sottopassaggi, cripte, buche e nascondigli. C'è chi sopravvive.

...

La storia gratta il fondo come una rete a strascico con qualche strappo e più di un pesce sfugge".

Ecco, i Segni di Dio sfuggono alla cadenza della Storia e la rende decisamente più fantasiosa L'inedito che sorprende ci salverà. Ma noi ce la faremo a sollevare la testa per accorgercene?


Don Giovanni

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