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La vocazione



Oggi la Chiesa intera celebra la giornata di preghiera per le vocazioni. È bello vedere questo sporgersi della Chiesa sulle nuove generazioni, sentire il calore della preghiera, intenso come un abbraccio, perché i nostri ragazzi e i nostri giovani non sciupino la vita in piccoli orizzonti, non si disperdano nell’affanno del quotidiano, credano che per essere felici bisogna immaginare alla grande la propria vita, e così sappiano tessere, in un dialogo d’amore con il Padre, nella logica di un disegno unitario, le loro emozioni, i loro desideri, le loro paure e poi mettano la loro vita al servizio di qualcuno senza risparmiarsi perché c’è più gioia nel dare che nel ricevere!

Ma fa bene a tutti, indipendentemente dalle scelte già compiute o dall’età, riflettere sul tema vocazionale perché la vocazione altro non è che il nostro personalissimo modo di essere cristiani, la concretizzazione della nostra fede. Dunque potremo chiederci oggi se abbiamo una sufficiente lucidità sulla nostra vocazione tanto da considerarla il nostro modo irripetibile e unico di essere alla sequela di Gesù; potremo anche chiederci come è cresciuta, si è evoluta, si è specificata con il passare del tempo perché, se è vero che si sceglie un orizzonte definitivo in cui muoversi nella vita, è pur sempre vero che spesso, nella vocazione, ci sono poi innumerevoli vocazioni, chiamate ulteriori che specificano la prima: penso ai sacerdoti che nel loro ministero doverosamente rivolto a tutti iniziano a sentire forte la passione educativa magari per i ragazzi ai margini e in difficoltà, oppure per i malati; penso a una coppia che sente la chiamata alla vita e ad un tratto, grazie ai loro figli, scopre la bellezza di allargare i confini e accogliere in adozione o in affido qualche bambino nato in un contesto decisamente più svantaggiato. Sono passaggi non scontati che vanno vissuti nella preghiera e nel discernimento degli spiriti, in una lotta a volte sofferta con se stessi e con gli altri, sono scelte non programmate che rendono accidentato il progetto iniziale ma per questo non meno bello.

E poi il motivo di preghiera di oggi ne porta con sé anche un altro: se è vero che i giovani devono essere sostenuti nel loro cammino di ricerca e di decisione, è anche vero che, accanto, devono avere non maestri cattedratici, magari sapienti ma molto distanti, ma testimoni, persone affascinanti e credibili nella loro scelta di vita. Dobbiamo pregare dunque anche perché nella Chiesa gli adulti siano compagni di viaggio dei giovani non a parole ma con l’esempio, che raccontino con i fatti la bellezza e la gioia della loro vocazione pur nella fatica di ogni giorno. Penso ora in particolare alla mia scelta vocazionale: se i giovani non percepiscono dalla vita dei preti una promessa di felicità, difficilmente potranno decidersi per diventarlo anche loro. Dunque la Chiesa dovrebbe pensare non solo a promuovere la pastorale vocazionale ma anche a chiedersi se la vita dei sacerdoti sia in condizioni sostenibili e dunque promettenti; così come chi ha una responsabilità civile chiedersi e attuare le migliori condizioni possibili perché una famiglia possa accrescersi e non trovare mille e più ostacoli alla propria esistenza.

Il Pastore che è Gesù chiama ciascuno per nome. Per ognuno c’è una strada originale da percorrere.

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