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I risultati dell’indagine sull’oratorio

Aggiornamento: 3 lug 2021


Un momento di animazione organizzato lo scorso maggio

Le ultime due riunioni del Cerchio dei Saggi sono state dedicate alla riflessione sui dati emersi dall’indagine che servirà per comporre il nuovo Progetto Educativo dei nostri oratori. Lo scorso 20 aprile sono stati commentati i risultati dell’indagine tra le famiglie, mentre il 21 giugno, grazie all’aiuto di Francesca Bondesan, studentessa di Statistica, sono stati illustrati quelli ricavati dai questionari compilati da ragazzi e giovani. Le risposte a quest’ultimo sondaggio sono state indagate prima in generale, poi per fasce d’età.

Nel primo caso, è emerso anzitutto che il 72% dei partecipanti ha più di quarantacinque anni: una fascia di popolazione alta, soprattutto genitori di giovani, adolescenti e nonni, che hanno un modello definito di oratorio. Don Giovanni si è chiesto perché le famiglie dei bambini che seguono i Cammini d’Iniziazione Cristiana non abbiano risposto: questo indicherebbe uno scollamento tra l’attività dell’oratorio e quel percorso catechistico.

Riguardo alle attività, sia nel primo tipo di questionari, sia nel secondo, risultano quasi come se fossero aspetti isolati: chi va a Messa, per esempio, non segue lo sport. Alla domanda su cos’è l’oratorio, invece, la spiritualità scende al terzo posto per gli adulti: per loro, come per i ragazzi, è principalmente un luogo d’incontro. Nel caso di questi ultimi esiste un divario anche tra lo sport e i gruppi: molti vengono da fuori per frequentare le nostre società sportive, oppure hanno altre appartenenze religiose.

Quanto agli elementi che frenerebbero la partecipazione alla vita oratoriana, fra gli adulti è stata rimarcata la fatica di trovare un rinnovamento nelle persone e nelle proposte, mentre tra i ragazzi sorprende vedere che alcuni abbiano trovato nella sfera religiosa un elemento che li allontanerebbe.

Alcune proposte da aggiungere per l’oratorio che verrà sono impraticabili, altre fantasiose, altre ancora da ripensare, come quella per tenere l’oratorio aperto il sabato sera. Il tema spirituale, invece, appare molto ridotto, mentre manca del tutto il dato d’integrazione.

Come si vede, ci sono passaggi che hanno del paradossale: è infatti impossibile pensare un oratorio senza la sfera spirituale. Inoltre, è emerso un interrogativo potente: in che modo possiamo dire ai nostri educatori e allenatori, che non vengono a Messa, che quello che stanno facendo è evangelico? Forse da rievangelizzare è il nostro contesto più di quello che sta fuori di noi. Dio è all’opera nella vita di un giovane, ma la maggior parte di essi non se ne accorge: come farglielo capire? Inoltre, qui non mancano luoghi per aggregare gli adolescenti, che in altre zone della città sono assenti o svalutati; bisogna solo capire come sfruttarli.

Serve quindi che la comunità educante, oltre al Progetto Educativo, si doti di un metodo di evangelizzazione, che innervi ogni aspetto e ogni attività che fa parte della vita in oratorio, vigilando in pari tempo sulla strutturazione delle attività. Il Cerchio dei Saggi lavorerà in tal senso, includendo, nelle prossime riunioni, anche rappresentanti dei catechisti e di chi si occupa dei Cammini dell’Iniziazione Cristiana.

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