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Fra memoria e sogno


“La persistenza della memoria” di Salvador Dalì

Settimana scorsa il Vangelo terminava con una delle indicazioni più rivoluzionarie del Vangelo: nell'attesa della manifestazione del Signore, quando il tempo cioè avrà raggiunto il suo Fine, "alzatevi e levate il capo perché la vostra liberazione è vicina!".

Al credente non è concesso vivere ripiegato, smarrire la Speranza mentre i tempi si fanno bui e le vicende si incattiviscono, ma deve vivere a testa alta, nutrendosi di una certezza che dà la forza per liberarsi da ogni oppressione, pronto a scattare in piedi e a muovere i passi verso un orizzonte non utopico, come Israele nella notte della Pasqua in Egitto, l'ultima di schiavitù.

Mi ricollego proprio a questo versetto per comprendere il tema di questa seconda di Avvento, i figli del Regno. Noi siamo figli che vivono quella tensione alla libertà, noi che custodiamo la certezza di un Regno che già c'è e non ancora perché attende la piena rivelazione. Figli e non schiavi che portano nel cuore il marchio di fabbrica di Dio Padre e di questo ne fanno il loro potere, il loro segreto di gioia, che ci permette di galleggiare sul torrente impetuoso della storia.

Voglio leggere le letture, in particolare la prima e il brano del Vangelo di oggi, come due sorgenti da ritrovare quando rischio di essere a corto di Speranza, che il cuore si raffreddi e che il mio sguardo si abbassi.


Le chiamerò memoria e sogno.


La memoria.

I primi versetti di Marco ci raccontano l'inizio del Vangelo, l'alba di redenzione per Israele e noi con la predicazione del Battista e, prima ancora, con il suo atteggiamento e tutto il suo essere. Le sue sono parole esigenti ma che lasciano trasparire la possibilità di Salvezza che Dio offre ad ogni uomo.

Anche adesso, oggi, per te, figlio, che sei caduto, che hai sbagliato, che ti sei messo fuori dal gioco, c'è una possibilità di riscatto. La via al perdono Dio l'ha sempre battuta e lì vuole incontrarti. Questa memoria si fa memoriale perché accada in te anche oggi il miracolo della conversione e del perdono e tu possa ritrovarti libero ogni volta che non ce l'hai fatta. Il perdono è quel colpo d'ala che ti porta in alto, il nodo che Dio stringe alla fune tagliata che rappresenta la tua relazione con lui, è in sé stesso l'intera esperienza del Vangelo.

Il sogno.

Vivere a testa alta è nutrire un sogno. Isaia ci dice cosa sarà il giorno del Messia, quella pienezza che è appena oltre la cortina del presente: sarà la Pace e Israele il ponte fra l'Egitto e l'Assiria, terre da sempre contrapposte e belligeranti che si ritroveranno a lodare il Signore addirittura in una unità di lingua e di fede.

In questi giorni così cupi queste parole appaiono a molti come una chimera, altri addirittura le ascoltano infastiditi o indifferenti: si invocano muri e separazioni, si gioca con la vita dei più fragili; i potenti, nutriti dalla nostra complicità, lasciano morire anche i bambini in nome di un confine da difendere. Mi riferisco esplicitamente a quanto accade fra Polonia e Bielorussia, ma anche nelle nostre città dove non c'è sera che non chiami qualche famiglia di migranti con bambini al freddo di un parco o della stazione. Noi siamo chiamati a diventare ponti di unità, di fratellanza, a mettere le pietre di una Gerusalemme che finalmente accoglie e unisce. In fondo i figli del Regno devono anticipare con dei segni il mondo che sarà.


Don Giovanni


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