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E tu che oggi sei qui come sogni la Chiesa?




Mi viene in mente quel sogno di Chiesa capace di essere fermento di una società che espressi il 10 febbraio 1981, a un anno dal mio ingresso in Diocesi, e che continua ad ispirarmi: una Chiesa pienamente sottomessa alla Parola di Dio, nutrita e liberata da questa Parola. Una Chiesa che mette l’Eucaristia al centro della sua vita (…) modellandosi sulla Sua capacità di dono; (…) una Chiesa che parla più con i fatti che con le parole; che non dice se non parole che partano dai fatti e si appoggino ai fatti; una Chiesa attenta ai segni della presenza dello Spirito nei nostri tempi, ovunque si manifestino; una Chiesa consapevole del cammino arduo e difficile di molta gente oggi, delle sofferenze quasi insopportabili di tanta parte dell’umanità, sinceramente partecipe delle pene di tutti e desiderosa di consolare; (…) una Chiesa capace di scoprire i nuovi poveri e non troppo preoccupata di sbagliare nello sforzo di aiutarli in maniera creativa; (…) una Chiesa umile di cuore, unita e compatta nella sua disciplina, in cui Dio solo ha il primato; una Chiesa che opera un paziente discernimento, valutando con oggettività e realismo il suo rapporto con il mondo, con la società di oggi; che spinge alla partecipazione attiva e alla presenza responsabile, con rispetto e deferenza verso le istituzioni, ma che ricorda bene la parola di Pietro: “E’ meglio obbedire a Dio che agli uomini” (At 4,19).


Sono parole pronunciate dal Cardinale Carlo Maria martini, eravamo alla vigilia della Festa di Sant'Ambrogio del 1996.

Martini, che pure è stato voce critica nella Chiesa, l'ha amata e non ha mai smesso di alimentare un sogno per essa: traspare anche nelle sue ultime interviste o inq uel fascicolo che è come un testamento "Conversazioni notturne a Gerusalemme".

Ho scelto di partire dalla parola sogno in questa Festa della Dedicazione della Chiesa Cattedrale perchè essa immediatamente ci smarca dalla critica, dalla pesantezza di sottolineare solo cosa non funziona; ci mette al riparo da qualsiasi rigurgito tradizionalista e, allo stesso tempo, spalanca le porte alla Speranza e ci proietta sul futuro.

Per non diventare utopia, ma per trasformarsi in eutopia, ogni sogno deve anche mobilitarci e smuovere le migliori energie per farci mettere all’opera, come i costruttori del Duomo e di ogni Cattedrale, che non lavoravano per loro stessi ma per fare dono della loro opera a chi sarebbe venuto dopo di loro. Dobbiamo nutrire in noi un sogno per la Chiesa che vale la pena alimentare anche se costa il lavoro di una vita e una potrebbe non bastare! Sognare e riformare la Chiesa è un’opera lunga…come la Fabbrica del Duomo! Ma improcrastinabile!

Un sogno come quello dei profeti

Come quello dei grandi santi

Come quelli che da uno hanno coinvolto molta gente facendosi pane di un popolo, aspirazione id una generazione.

E tu che oggi sei qui come sogni la Chiesa?


Don Giovanni

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