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Dio è relazione e nella sua casa posso trovare il mio posto





La Parola che annuncia la Trinità viene spesso associata a un Mistero astruso o perlomeno complesso tanto da farsi proverbiale. Anche molti sacerdoti, soprattutto nella predicazione dei tempi passati, chiedevano semplicemente di assentire dentro di sé a questo dogma senza pretendere di capire.

Non è facile neppure intessere un dialogo interreligioso a partire da questo principio di fede: molti nostri fratelli di altre religioni considerano la Trinità ciò che rende un po’ meno monoteista il cristianesimo.

Ma può esistere una parola di Gesù che non sia per noi, che non fosse comprensibile anche alla persona più umile?

Con il guadagno della teologia del postconcilio, si tratta di riscoprire come la Trinità in sé sia promettente per me! E allora lascio volentieri lo spazio a Don Tonino Bello che nell’aprile del 1987 così scriveva ai suoi fedeli:

«Carissimi fratelli,

l’espressione me l’ha suggerita don Vincenzo, un prete mio amico che lavora tra gli zingari, e mi è parsa tutt’altro che banale.

Venne a trovarmi una sera nel mio studio e mi chiese che cosa stessi scrivendo. Gli dissi che ero in difficoltà perché volevo spiegare alla gente (ma in modo semplice, così che tutti capissero) un particolare del mistero della Santissima Trinità: e cioè che le tre Persone divine sono, come dicono i teologi con una frase difficile, tre relazioni sussistenti.

Don Vincenzo sorrise, come per compatire la mia pretesa e comunque, per dirmi che mi cacciavo in una foresta inestricabile di problemi teologici. Io, però, aggiunsi che mi sembrava molto importante far capire queste cose ai poveri, perché, se il Signore ci insegnato che, stringi stringi, il nucleo di ogni Persona divina consiste in una relazione, qualcosa ci deve essere sotto.

E questo qualcosa è che anche ognuno di noi, in quanto persona, stringi stringi, deve essere essenzialmente una relazione. Un io che si rapporta con un tu. Un incontro con l’altro. Al punto che, se dovesse venir meno questa apertura verso l’altro, non ci sarebbe neppure la persona. Un volto, cioè, che non sia rivolto verso qualcuno non è disegnabile…

Colsi l’occasione per leggere al mio amico la paginetta che avevo scritto. Quando terminai, mi disse che con tutte quelle parole, la gente forse non avrebbe capito nulla. Poi aggiunse: “Io ai miei zingari sai come spiego il mistero di un solo Dio in tre Persone? Non parlo di uno più uno più uno: perché così fanno tre. Parlo di uno per uno per uno: e così fa sempre uno. In Dio, cioè, non c’è una Persona che si aggiunge all’altra e poi all’altra ancora. In Dio ogni Persona vive per l’altra” Quando don Vincenzo ebbe finito di parlare, di fronte a così disarmante semplicità, ho lacerato i miei appunti ».


Diventa allora urgente capire che il nostro Dio è relazione, convivialità in sé così dirompente che si spalanca anche a me e nella sua casa posso trovare il mio posto e non importa se porto incise sulla pelle le ferite della vita.


In quella casa si imprime in noi una sorta di marchio di fabbrica, che ci spinge ad essere sua immagine: aperti all’altro, essenzialmente relazione, pronti ad essere per l’altro fino a diventare una cosa sola.


E questa è la pienezza della vita che, oggi come non mai, sappiamo quanto sia garantita non solo da un buono stato di salute ma anche dalla sua carica di progetti, sogni e soprattutto relazioni.


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