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Conoscersi per camminare insieme: la cronaca del secondo incontro


Nel secondo incontro del ciclo Conoscersi per camminare insieme, svolto domenica 6 novembre alle 15.30 nel salone dell’oratorio-centro parrocchiale di San Barnaba, ciascuna delle comunità cristiane di Gratosoglio Sud ha presentato alcuni passaggi della propria storia, in vista dei passi che il nuovo percorso verso la Comunità Pastorale comporta. Al biblista Luca Moscatelli, collaboratore del Servizio per l’Apostolato Biblico della nostra diocesi, era invece affidato il compito di ascoltare gli interventi e di riassumerli con un parallelismo biblico, tratto dal quinto capitolo del Deuteronomio.

Anna, dei Santi Pietro e Paolo ai Tre Ronchetti, ha offerto il ritratto del piccolo borgo rurale, quasi una frazione, da cui proviene, dove le nuove aree abitate si sono affiancate alle cascine e ai campi coltivati.

L’antichità della chiesa parrocchiale, risalente al XVII secolo, rappresenta una tradizione difficile da mantenere, ma che non impedisce d’intervenire di fronte ai problemi delle famiglie che abitano nella parte nord della parrocchia, o di aprirsi all’accoglienza di profughi dall’Ucraina.

Adriana, di Santa Teresa di Calcutta alle Terrazze, ha invece fatto notare come, nei venticinque anni di attesa per la nuova chiesa, la comunità abbia continuato a esistere e a trovare occasioni per incontrarsi, sia per celebrare la fede nel Punto d’Incontro Religioso di via Bugatti, sia per occasioni culturali, promosse specialmente dall’Associazione “Le Matite”.

La lunga attesa ha logorato però alcuni dei membri più giovani, che hanno cercato altrove le proposte formative, oppure hanno smesso di frequentare la parrocchia. L’apertura al culto della nuova chiesa e l’arrivo del nuovo parroco hanno invece dato nuovo fermento alla vita comunitaria.

Per Maria Madre della Chiesa ha parlato Liliana, rievocando sia gli inizi della parrocchia, nata insieme al nuovo quartiere negli anni ’70 del secolo scorso, sia le varie organizzazioni (il Comitato contro le tossicodipendenze, la Cooperativa Lo Scrigno, Fede e Luce, gli scout) che hanno costituito una risposta alle problematiche del tempo, ricevendo persone da tutto il territorio e anche da fuori, ma soprattutto mettendosi in dialogo reciproco sulle possibili opportunità e le scelte da offrire soprattutto ai giovani.

Mentre le forze hanno iniziato a diventare sempre più sparute, il lavoro con San Barnaba è risultato prezioso, sebbene l’unità sia ancora del tutto da compiere. In ogni caso, sia i singoli, sia la comunità non hanno mai perso il radicamento in Gesù.

Il passato di San Barnaba, infine, è stato descritto da Arcangela in quattro sensi: le persone che hanno iniziato a radunare la comunità alle origini; gli ambienti, a cominciare dall’oratorio, riaperto dopo anni; le iniziative divise per fasce d’età e per tipologie di persone, che però vedevano uno scambio generazionale; il servizio, offerto ai ragazzi dalla terza media in su.

Le fatiche anche oggi non mancano, specie in relazione a una realtà che cambia di continuo. Il grande rischio di rimanere ancorati al passato si confronta con una necessaria accoglienza delle diversità, a cominciare dai ragazzi di religione islamica e dalle loro famiglie.

Nei successivi interventi liberi, alcuni parrocchiani di San Barnaba e, in misura minore, di Maria Madre della Chiesa, hanno aggiunto elementi che ritenevano mancare nelle esposizioni degli altri partecipanti: la spiegazione delle attività dei gruppi per uomini e donne, la nascita della Bottega della carità, l’apertura al mondo rappresentata dal Campus di Educazione alla Pace e dai viaggi all’estero proposti ai giovani negli ultimi anni.

Qualcuno ha lamentato la scarsità di proposte formative, o ha ammesso di sentirsi isolato rispetto agli anni in cui sembrava che ci fossero gruppi più uniti. Altri hanno poi riscontrato che quasi nessuno di quelli che anni fa erano giovani, quindi hanno usufruito dell’oratorio, è rimasto per presentarlo come un’opportunità di crescita ai ragazzi di adesso.

Moscatelli, dopo aver ascoltato, ha riconosciuto negli interventi un affetto verso le comunità, ma anche una sofferenza ripensando al passato. La Bibbia, però, non è ancorata al passato: «racconta le origini per permettere a chi legge di vivere il suo presente e il suo futuro».

In più di un racconto, Dio spinge il popolo in avanti, ma esso si tira indietro, disubbidendo al primo comando divino: «Ascolta!». Invece, una comunità che si dice cristiana, ha continuato, deve rimettersi in ascolto della Parola di Dio.

Il capitolo 5 del Deuteronomio, che il biblista stesso aveva proclamato all’inizio dell’incontro e che apre all’annuncio delle Dieci Parole, ovvero i Comandamenti, parla però delle «norme che io vi do oggi». «L’alleanza con Dio», ha rincarato Moscatelli, «va rifatta a ogni generazione», come dimostra lo stesso libro biblico, che al capitolo 28 presenta un rinnovamento della prima alleanza, nella pianura di Moab. Di conseguenza, a noi qui ora viene chiesto di fare la nostra parte, per mantenere la presenza dell’alleanza con Dio.

Rispetto agli interventi ascoltati, ha riscontrato un’insistenza sulla nostalgia, ma la memoria che Dio chiede al popolo di fare non è nostalgica: è invece certezza che Lui ci farà uscire da tutte le nostre schiavitù. Un altro limite che ha percepito erano gli scarsi riferimenti al Vangelo e a Gesù: non vanno dati per scontati, neanche negli ambienti parrocchiali.

Non è stata fissata una nuova data per il nostro percorso di conoscenza nel prossimo tempo di Avvento, ma i nostri mezzi di comunicazione ne daranno tempestivamente notizia.


Emilia Flocchini

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