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Beati Armida Barelli e don Mario Ciceri: anche noi, come loro


Oggi, nel nostro Duomo, è stata celebrata la Messa con la beatificazione di Armida Barelli e don Mario Ciceri. Della prima si è scritto molto, in questi mesi, anche al di là dell'ambiente della Chiesa, per la sua capacità di coinvolgere tanti nel lavoro per la nascita dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e per le sue intuizioni sul ruolo della donna nella società.

Il secondo, invece, è stato a lungo noto quasi unicamente nella nativa Brianza. Non ha fondato congregazioni o istituti, e nemmeno opere di carità; per trovare qualcosa di eccezionale nella sua storia, si è giustamente messo in risalto il suo impegno negli anni della seconda guerra mondiale. Però il bene che ha seminato e la fedeltà alla sua missione sacerdotale sono bastati perché si decidesse di vagliare le sue virtù, con la serietà che la Chiesa impiega da sempre.

Sono ormai disponibili moltissime risorse per conoscerli e approfondirli, in libreria e online. Qui proviamo invece a ricavare spunti perché la loro esemplarità, sancita ufficialmente con la beatificazione, possa valere anche per noi in questa comunità cristiana.

Armida non si è fatta da sola, dal punto di vista dell'educazione alla fede. I suoi genitori erano sostanzialmente indifferenti alla religione, anche se partecipavano alle celebrazioni. Vollero poi inviarla al collegio delle Suore della Santa Croce di Menzingen, in Svizzera, perché imparasse quanto era necessario a una ragazza della borghesia. Lei, però, aiutata dal cappellano del collegio e da una compagna, apprese qualcosa di ben più profondo: che Dio l'amava e che quell'amore era espresso dal Cuore di Gesù. Anche per i nostri ragazzi la scuola, cattolica o statale che sia, può essere un luogo dove incontrare l'amore di Dio, ma anche come donarlo agli altri, una volta che lo si è scoperto.

Alcuni di noi, inoltre, sono stati allievi dell'Università Cattolica, che Armida ha tenacemente voluto intitolare al Sacro Cuore. Unica donna del comitato fondatore, nel suo ruolo di cassiera ha fornito il necessario senso pratico perché padre Agostino Gemelli e gli altri membri, più portati alla riflessione filosofica, muovessero i passi giusti per dare vita a quella realtà.

Nelle nostre parrocchie l'Azione Cattolica è quasi scomparsa. Nulla però c'impedisce di prendere da Armida, dalla sua dedizione all'impegno dei laici nel mondo, per portare avanti le battaglie in cui crediamo, sempre purché siano in linea con il Vangelo.

Infine, il suo comportamento durante la malattia che la portò alla morte c'insegna che di essa si può aver paura, ma che la si deve vivere come un dono fino alla fine. Così fu per lei: la paralisi bulbare progressiva le tolse i movimenti e la voce, rischiando di farla morire soffocata, ma non la bloccò nell'espressione del suo ultimo desiderio, la nascita della facoltà di Medicina della Cattolica.

Nella dedizione totale di don Mario al ministero, invece, possiamo riscontrare una notevole somiglianza con i tanti sacerdoti passati per le nostre parrocchie, in particolare con quanti tra loro si sono dedicati all'oratorio e ai giovani. Ai ragazzi che gli chiedevano fino a quale età dovessero continuare a frequentare l'oratorio, lui rispondeva che avrebbero dovuto farlo sempre, così avrebbero fatto del bene a se stessi e agli altri.

Don Mario era poi capace di passare tranquillamente da chiodi e martello, coi quali riparava le strutture dell'oratorio, alla corona del Rosario, sgranata al capezzale di qualche malato o nella solitudine della sua chiesa. Proprio i sofferenti gli erano particolarmente cari, specie in un territorio come quello dove viveva, Brentana di Sulbiate, lontano dalle grandi città.

Infine, i suoi tentativi di mettere in salvo fuggiaschi e sbandati durante la seconda guerra mondiale, a cui a volte associava qualche giovane, sono molto simili al servizio di carità che i nostri giovani vivono al martedì, con quanti transitano per la Stazione Centrale. Ancora di più, ricordano l'esperienza di cui alcuni di noi hanno sentito parlare nell'ultimo Campus della Pace, dagli amici di Oulx, che aiutano i migranti a valicare le Alpi.

Davvero, come ha affermato il cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, nelle storie di santità "si manifesta sempre la forza dello Spirito, che il Risorto possiede senza misura". Quella forza può essere anche nostra, secondo la strada aperta dall'esempio offerto dai nostri due nuovi Beati.


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