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Baldassare, Melchiorre, Gaspare, chi siete?

Aggiornamento: 14 mar 2021


Questa è una storia nota a cui abbiamo fatto l’omaggio di una ricostruzione plastica: i re Magi, accompagnati dai loro cammelli, chi in ginocchio e chi in pedi, vestiti con abiti sontuosi, porgono i loro scrigni al Bambino e a sua Madre e a Giuseppe.

A me invece piacerebbe ritrovare un movimento, sentire brulicare la vita, porgere l’orecchio ai suoni, interpretare espressioni e percepire i sentimenti; in poche parole: mi interessa capire il punto di vista dei protagonisti di questa pagina.

Ecco perché azzardo di rievocarli dai tempi che furono per richiedere un’improbabile commento ai fatti, come un’intervista.


Baldassare, Melchiorre, Gaspare, chi siete?

Questi nomi non sono i nostri. Qualcuno un giorno ha pensato di darceli. Ma in realtà non ci dispiacciono: hanno un che di antico e ci danno un tocco esotico!

Noi siamo sapienti. Al tempo che fu si era soliti unire le conoscenze, contrariamente a voi di oggi che invece preferite specializzarvi in questa o quell’altra materia. Noi eravamo maghi e uomini di scienza, astrologi e astronomi, conoscitori della lettere e assieme cantastorie, incalzati dal dubbio e totalmente abbandonati a Dio.


Cosa dite di voi stessi?

Si diche che la parola desiderio significhi mancanza delle stelle, quella voglia di toccare il cielo quando ti sorprende nel deserto nelle notti d’oriente anche se poi devi scontrarti con il limite, cioè quanto da quel cielo siamo lontani, noi così piccoli e così limitati.

Ma desiderio può anche volere dire dalle stelle, e in effetti l’uomo è l’unica creatura che può accogliere nel suo cuore un sogno di infinito e di eternità.

Noi non avevamo un desiderio, eravamo desiderio: pensavamo sempre che qualcosa ci mancasse. Eravamo l’emblema dell’inquietudine e, assieme, nutrivamo la Speranza di un mondo nuovo. Proprio per questo non ci stancavamo di guardare il Cielo sopra di noi, in attesa di un segno, anche quando qualcuno ci accusava di essere poco pragmatici e si divertiva a dirci che avevamo la testa fra le nuvole!


Raccontateci del vostro viaggio.

Quella notte che non dimenticheremo mai avvistammo una stella, o meglio… non era proprio una stella, meno ancora una cometa! Era la congiunzione di due pianeti. Sentimmo che l’universo stava celebrando qualcosa di prodigioso e ci mettemmo in cammino verso l’ombelico del mondo, quella Gerusalemme che ancora oggi è la feritoia da cui puoi comprendere il mondo intero. Poco alla volta intuivamo che l’accadimento straordinario non poteva che essere la nascita di un uomo che avrebbe ricondotto il mondo fra i paletti della Verità e della Misericordia, della Giustizia e della Pace di cui tanto era assetato il nostro tempo. Da lì ci indicarono la strada per Betlemme e anche la stella ci indicava la stessa rotta.


Cosa avete visto?

All’inizio rimanemmo parecchio perplessi e turbati: com’era possibile che l’uomo nelle cui mani sarebbero stati i destini dell’umanità fosse un bimbo povero e per di più adagiato in una mangiatoia per animali, rifiutato da tutte le case del paese e circondato dalla tenerezza di una ragazza e di un uomo come tanti? Solo dopo, molti anni dopo a dire il vero, intuimmo che lui era la presenza di un Dio paradossale che crea armonia con ciò che noi siamo soliti opporre: lui è infinito ed eterno e sceglie la finitezza e il tempo; è il tutto che si rivela nel frammento; è Luce e sceglie di abitare nelle tenebre; è santo perché si sporca le mani con la nostra fragilità e non perde nessuno anche se caduto, anche nel precipizio più profondo della terra.


E di Erode e della sua corte cosa pensate?

A dire il vero allora non avevamo capito il suo gioco. Erode e i suoi sono l’istituzione. Loro malgrado ci hanno indicato la via, perché c’è una strana provvidenza che passa anche attraverso l’autorità. Ma chi non si mette mai in discussione resta immobile e perde l’occasione anche quella di vedere Dio che si fa vicino. Ecco tutto: a noi spiace per loro!


Con quale augurio volete lasciarci?

Di noi dice il vostro Vangelo che facemmo ritorno per un’altra strada. Se sentite il bisogno di qualcosa di diverso, di rompere con gli schemi che vi stanno soffocando, se siete stanchi del conformismo e sentite di dover uscire dal coro, se desiderate altro e provate nostalgia per l’Altro che è Dio non abbiate paura, non state sbagliando! Scegliete pure quella strada diversa e mettetevi in cammino e allora l’orizzonte della Pace in voi non sarà poi così lontano e vi verrà incontro la luce della Verità.


dall'omelia dell'Epifania di Don Giovanni

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