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All’assemblea del 6 novembre...

Aggiornamento: 21 nov


Conoscersi per camminare insieme: così abbiamo avviato il percorso verso la Comunità pastorale. È prezioso mettersi in ascolto dei passi più significativi della storia recente delle nostre parrocchie così come sono stati, in bene e in male.

È prezioso, ma anche faticoso e così all’assemblea del 6 novembre a un certo punto mentre ascoltavo mi sono perso e ho immaginato di camminare insieme a due discepoli di Gesù, sulla strada che da Gerusalemme va ad Emmaus.


Stefano Di Stasio, "I due discepoli di Emmaus", acrilico su carta, 2007 (Lezionario domenicale e festivo per il Rito Romano, anno B, tra le pp. 152-153)

Anche loro camminavano insieme e lo facevano condividendo ciò che avevano in cuore: la ricerca di vita e di felicità che li aveva spinti a seguire per giorni, forse per mesi o anni, un “maestro sbagliato”, finito male.

Ricordavano la gioia iniziale di questa avventura e i momenti più entusiasmanti e promettenti che ora però restavano sullo sfondo perché ormai prevaleva la delusione. E più il racconto andava avanti e più non si accorgevano che stavano riversando l’uno sull’altro la delusione profonda di aver seguito Gesù, una delusione che addirittura si leggeva sul loro volto triste.

Erano delusi di Lui che, ormai morto e sepolto, non aveva mantenuto le promesse. Ed erano delusi anche dei suoi “fedelissimi” che avevano dimostrato nei giorni della Passione di non esserlo affatto. Credo che in fondo fossero delusi anche di se stessi. Ma perché invece che dar credito a ideali e speranze non si dedicavano ai propri interessi e tornaconti? Così infatti fa la maggioranza della gente in tutto il mondo.

Poi tornando “in assemblea” ho pensato per un istante che forse anche io, anche noi, quel pomeriggio potevamo apparire così: discepoli delusi e dal volto triste.

Subito dopo ho ascoltato le bordate del caro amico e teologo Luca Moscatelli (nel video in cima all'articolo) che in modo vigoroso ci ha richiamato l’abc della vita cristiana. Le parole di Gesù devono essere suonate allo stesso modo nel cuore dei discepoli di Emmaus quel giorno: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere... non bisognava... E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Lc 24, 25-27).

Invoco per me e per tutti noi la capacità di tornare alla sorgente del Vangelo che fa ardere nuovamente il cuore e ci conduce ad aprire i nostri occhi per riconoscerLo allo spezzare del pane nella vita di ogni giorno.

Fraternamente,

don Alfredo

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